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Storia-Economia
CENNI STORICI
L'etimologia del nome deriva dalla posizione topografica: il paese si distende in una conca, quasi a livello del fiume, e chiude la Valsessera e la Valsesia.La struttura urbanistica riflette la nascita dell'antico Borgo Franco, fondato dal comune di Vercelli nel 1255.
Nel XIV secolo Serravalle divenne dominio dei Visconti di Milano, poi passò ai Savoia nel 1427, subendo gravi danni durante le guerre fra Ludovico, duca di Savoia, e Francesco Sforza, duca di Milano. Nel 1527 Carlo II di Savoia fece di Serravalle un feudo e lo vendette a Ludo- vico Fieschi, signore di Masserano, per mille scudi. Nel 1561 il feudo venne venduto al nobile vercellese Francesco Salomone per 1040 scudi e nell'anno successivo Serravalle venne elevata a contado dal duca di Savoia.
Al conte Francesco Salomone dobbiamo l'installazione della prima "folla", origine della cartiera, industria fiorente e attiva fino al 1980.
Il Castello di Serravalle nelle sue forme attuali rappresenta un esempio del gusto neogotico ottocentesco: venne fatto riedificare infatti dagli Avondo all'inizio dell'Ottocento, sotto la direzione dell'ingegnere Costantino Gilodi di Borgosesia.
Il castello sorge sui resti di una prece- dente fortezza fatta erigere dai Savoia fra il 1462 ed il 1467 per tentare di arginare le invasioni da parte del ducato di Milano e dei valsesiani.
Attualmente alcuni locali del castello ospitano la collezione d'arte e d'antichità don Florindo Piolo, visitabile su richiesta al comune di Serravalle Sesia.
Il Centro e le Frazioni
Il territorio di Serravalle, oltre al nucleo centrale, conta attualmente tre frazioni principali: Vintebbio, Piane e Bornate che furono comuni indipendenti fino al 1927, anno in cui vennero aggregati al comune di Serravalle.Vintebbio è costituito da un nastro di case che si srotola lambito dalle acque un tempo limpide della Sesia.
Dell'antico sistema difensivo oggi è rimasto il Castello: ma di questo possente maniero, costruito, per ordine dei vescovi di Vercelli, con pietre della Sesia, non restano che pochi brandelli di muro inghiottiti dalla vegetazione.
Fra le rovine spiccano alcuni interessanti elementi costruttivi: le feritoie della torre occidentale, alcune bifore, resti dell'ingresso e il fregio a denti di lupo della torre d'avancorpo meridionale.
Ai piedi del castello sorge la Chiesa di San Giuseppe, antica parrocchiale prima del 1667, anno in cui venne costruita la Chiesa di Sant'Eusebio.
San Giuseppe conserva al suo interno frammenti di affreschi del XVI secolo, ed è stata recentemente restaurata.
Di fronte a San Giuseppe, su una roccia chiamata il "sasso della Madonna", sorge la Chiesa della Madonna del Rosario, costruita nel 1628, forse incorporando un antico pilone votivo destinato a proteggere il paese dalle piene del fiume Sesia.
A Vintebbio esiste anche una Chiesa evangelica, frequentata dalla comunità protestante costituitasi nel 1927.
Poco lontano dalla statale 142, mimetizzata dal verde di una vallicella digradante, sorge Piane, costituita da dieci "cantoni": San Giacomo, Casa Quazzo, Imbrico, Bertola, Martellone, La Sella, De Ambrosis, Naula, Mazzone e Mazzone Sopra o Castorino.
Un simile decentramento è stato originato nei secoli passati da alcuni cascinali isolati, abitati da un primitivo nucleo familiare, che hanno poi preso il nome della famiglia originaria o un suo appellativo.
Il centro dell'antico comune di Piane presenta la seicentesca Parrocchiale di San Giacomo, il cui antico altare ligneo, scolpito e dorato, posto alle spalle dell'attuale, è di pregevolissima fattura. Degno di nota è anche l'Oratorio di San Carlo, che conserva una preziosa Pietà lignea policroma.Una gradevole passeggiata può avere come meta la frazione Sella, raggruppata attorno alla fontana e al minuscolo Oratorio dell'Immacolata Concezione, preceduto da un portichetto con la volta a crociera.
Dopo aver attraversato Piane si arriva alla Catterà, un piccolo e pittoresco centro con le case strettamente addossate le une alle altre.
Il primo storico serravallese, Vercellino Bellini, nel 1617 scrisse che "Naula morendo diede vita et origine a Serravalle". Naula è un insediamento antichissimo. La sua pieve è nominata nel Codice vaticano 4322, che contiene il primo elenco conosciuto delle pievi vercellesi, compilato nel secolo X, ma che rispecchia una situazione anteriore, risalente al V-VI secolo.
La romanica Pieve di Santa Maria di Naula è una chiesa costruita dal popolo, ricca di un fascino particolare, accentuato dai frondosi tassi che la ombreggiano e dagli affreschi, variamente data bili, che ne abbelliscono l'interno, tra quali segnaliamo una Madonna in trono che allatta il Bambino, di epoca tardo gotica.
Arrampicandoci lungo la "munta", il rettilineo in salita che porta a Serravalle, e appare la via principale del paese, corse Matteotti, con al centro, per uno strane gioco prospettico, il campanile, dalla sagoma pesante, fatto di pietre della Sesie e calcina.
Nei pressi sorge la seicentesca Parrocchiale dei Santi Giovanni Battista e Nicolao: al suo interno si possono ammirare affreschi del Borsetti e del Peracino.
L'antica parrocchiale era la Chiesa di San Martino, ubicata fuori dal paese, al centro dell'attuale cimitero, dalle linee e dai volumi settecenteschi.Lungo l'ombroso viale che fiancheggia il cimitero, sorge l'imponente Santuario di Sant'Euseo, preceduto da una scenografica scalinata in granito bianco delle cave di Alzo.
Questo santuario, di impianto seicentesco, costituisce l'ampliamento di un antico tempietto, incorporato nella nuova fabbrica.
All'interno dell'edificio è conservato nella prima cappella a destra un affresco quattrocentesco, raffigurante i dodici Apostoli, sovrastati dal Cristo in mandorla, oggetto di restauro da parte della Soprintendenza ai beni artistici e storici.
Nella angusta valletta laterale del torrente Chezza sorge la piccola Chiesa della Madonna della Neve, meta di tranquille passeggiate estive. Bornate, popolosa frazione di Serravalle, centro di molte attività commerciali e artigiane, vanta antichissime origini. La Parrocchiale dell'Assunta risale al 1618, ma l'edificio più interessante e antico è la Chiesa del Nome di Maria, ubicata a ponente del paese.
Sulla facciata esterna si scorgono i resti di alcuni affreschi, datati 1453, purtroppo quasi completamente divorati dal tempo e dall'incuria degli uomini. Addentrandoci nei cortili interni si possono scoprire deliziose case a loggiati, che preannunciano l'architettura ad archi caratteristica della Valsesia.
A sud dell'abitato, sopra uno sperone roccioso, dominanti le valli del Sesia, del Sessera e dello Strona, sono ancora visibili i resti di un antico Castello, edificato con sassi di natura porfirica.
La Cartiera: Quattro Secoli di Storia
I primi a introdurre la fabbricazione della carta a Serravalle furono - come già detto - i conti Salomone, i quali nel 1561 avevano comperato da Filiberto Ferrerò Fieschi il feudo.La primitiva cartiera si chiamava "folla" o "battitore" e sorse alla fine del Cinquecento. Per fare la carta si adoperavano gli stracci che venivano raccolti solo e soltanto nel distretto, come apprendiamo da un decreto della Camera dei conti di Torino, datato 1738, nel quale vengono scrupolosamente elencate le terre e città nelle quali il cartario di Serravalle aveva diritto di raccogliere stracci, colle e carnicci.
I fratelli Avondo, famiglia serravallese di antiche origini, acquistarono la cartiera alla fine del Settecento, la ingrandirono e vi introdussero molte migliorie. Nel 1873 si costituì una società anonima, sotto la ragione sociale Cartiera Italiana, la quale acquistò la fabbrica Avondo e fece costruire un nuovo stabilimento.
Nel 1913 la produzione ammontava a 15.000 chilogrammi di carta all'anno, e si era specializzata in diversi generi di carte finissime, tra le quali ricordiamo le carte valori bollate per uso dello stato, carte filigranate e le carte per Bibbie, imitanti perfettamente le originarie carte India e Oxford.
Questo stabilimento fu all'avanguardia, sia per le tecnologie introdotte che per la qualità e la varietà delle carte prodotte, tanto che la Cartiera Italiana S.p.A. fu presente alle maggiori Esposizioni internazionali di fine Ottocento e dei primi decenni del Novecento.
La parabola ascendente di questo prestigioso stabilimento subì una battuta d'arresto nei primi anni Cinquanta: per la prima volta non seppe mantenersi al passo con i tempi e con le novità richieste dal mercato. Dopo una riduzione dell'occupazione, infine, nel 1982, fu annunciata la chiusura dello stabilimento e il licenziamento di tutti i dipendenti.
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